Buona sera.
Durante la questione Kossovo, lessi un breve articolo (non ricordo dove)
concernente l'impossibilità di reperire i normalissimi semi di graminacee,
ortaggi ed altro di impellente sussistenza alimentare, nel caso di un blocco
navale.
Vorrei sapere se in Italia esiste qualche "banca" ove vengono immagazzinate
quantità utili di semi atti a sfamare la gente in questi casi straordinari;
e se c'è qualche legge che regoli queste evenienze.
Grazie in anticipo!
Templar

La banca semi esiste ma solo per le risorse genetiche!
I casi date citati sono estremamente improbabili in quanto
comprometterebbero l'intera economia mondiale e allora mi chiederei "a che
cosa serve il WTO? e le politiche dell'UE" ?.
Il problema non è adesso quanto produrre ma cosa e con quale qualità!!!!
I semi di graminacee non mi sembra che siano importate dal Kossovo tra
l'altro in quanto ne disponiamo in abbondanza tranne in alcuni casi, come il
reperimento della Festuca arundinacea e rubra per il mega impianto di Tor
Vergata dove si è ricorso a semi che arrivavano dall'america (svuotando le
riserve nazionali).
Ciao e non farti prendere dal panico !!!!
Luigi Biagini

Credo che questa situazione non si possa verificare in Italia in quanto
siamo i maggiori riproduttori di sementi al mondo sia come qualita' che come
assortimento e anche a numero di imprese che si dedicano alla
riproduzione,alla selezione e al confezionamento.
ovidio

Sia Biagini sia Ovidio sono molto lontani dalla realtà produttiva agricola.
Io ci vivo in mezzo a questi problemi. Si immagini che nemmeno per i
cavolfiori o le verze è possibile riutilizzare i semi delle piante in
produzione. L'altro mese cercavamo i semi (o piantine) dell'indivia (quella
liscia), ma inutilmente. Tanto meno per i peperoni. Le varietà locali sono
scomparse e non con effetti positivi. I prodotti sono apparentemente più
sani (più grossi e pesanti) ma con qualità organolettiche nettamente
inferiore. Avete mai visti gli agli attualmente in commercio? Hanno gli
spicchi gonfi .... di cosa non si sa! Tra poco toccherà al prezzemolo. E mi
si viene a dire che in Italia (il Kossovo che cavolo c'entrava?!) siamo i
maggiori produttori di ... cosa? Siamo DISTRIBUTORI eventualmente. Io
sono della generazione che, bambino, negli anni tremendi del dopo guerra si
andava in campagna e si riusciva a riempire lo stomaco. Nella non
augurabile ipotesi di simile frangente, pensate veramente di riuscire a
risolvere il problema da me posto ? Si vede che non avete mai avuto fame!
Ciao a tutti e Buon anno.
Templar

Templar afferma:
> Sia Biagini sia Berti sono molto lontani dalla realtà produttiva agricola.
> Io ci vivo in mezzo a questi problemi. Si immagini che nemmeno per i
> cavolfiori o le verze è possibile riutilizzare i semi delle piante in
> produzione.

Forse stai parlando di varietà ibride e allora hai ragione; per varietà op puoi
riutilizzarli tranquillamente.

>L'altro mese cercavamo i semi (o piantine) dell'indivia (quella
> liscia), ma inutilmente. Tanto meno per i peperoni. Le varietà locali sono
> scomparse e non con effetti positivi.
Le varietà locali di ortaggi esistono ancora quasi tutte; basta cercarle.
Le trovi sia dalle aziende sementiere che dai cosidetti "seed savers".

>I prodotti sono apparentemente più
> sani (più grossi e pesanti) ma con qualità organolettiche nettamente
> inferiore. Avete mai visti gli agli attualmente in commercio? Hanno gli
> spicchi gonfi .... di cosa non si sa! Tra poco toccherà al prezzemolo.

Però sul mercato trovi anche le vecchie varietà se vuoi.
Purtroppo quanto tu sehnali è vero ed è la conseguenza delle richieste del
mercato
e quindi dei consumatori: appagare l'aspetto esteriore senza troppo curarsi di
altre caratteristiche quali quelle organoelettriche.
Comunque la tendenza è invertita in quanto le caratteristiche organoelettriche
dehli
ortaggi sono diventate uno dei criteri di valutazione in tutti i programmi di
ricerca e di breeding.

>E mi
> si viene a dire che in Italia (il Kossovo che cavolo c'entrava?!) siamo i
> maggiori produttori di ... cosa? Siamo DISTRIBUTORI eventualmente.

L'Italia è da più di 50 anni uno dei più importanti moltiplicatori di sementi
di ortaggi.
Le aziende di tutto il mondo vengono in Italia a produrre sementi orticole.
Purtroppo non esistono quasi più in Italia aziende che facciano mantenimento o
breeding.
A livello di varietà op di ortaggi c'è ancora una fortissima produzione e le
aziende
di mezzo mondo continuano ad approvigionarsi di sementi in Italia.
Per i prodotti rivolti all'orticoltura professionale concordo sul fatto che
siamo
oramai dei semplici distributori; il problema è quasi più nessuno in Italia
fa breeding e e rcerca.
nicola rossi

Scusa per il fatto del Kossovo ma avevo letto male.
Riguardo le tue paure personalmente le trovo ingiustificate!!!
Il fatto di non trovare semi di particolare ortaggi in una zona non vuol
dire che l'Italia non le produca!!!
Ti ricordo inoltre che le attuali politiche per le sementi sono legati a
accordi internazionali e che se non si trovano determinati sementi di una
certa cv è perché magari reputate non conformi alle attuali aspettative del
consumatore.
Comunque, ritorno a dire, che esistono le banche semi e le banche per il
germoplasma che mirano a conservare il genoma di quasi tutte le specie e le
cv( non è detto che una cv valutata male adesso in futuro non possa essere
commercializzata con successo, oppure che una sua caratteristica possa
essere sfruttata ai fini del miglioramento genetico!!)
Riguardo il fatto che io sono lontano dalla realtà agricola ci ripenserei un
po' visto che sono ormai ben 14 anni che ci sto dentro!!!
Ciao e buon anno
Luigi Biagini